Perché parlare di Elettrosmog?

elettrosmog--400x300Prima di tutto occorre definire cosa si intende con questo termine: elettrosmog è un tipo di inquinamento ambientale derivante da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti quali quelle prodotte dalle infrastrutture di telecomunicazioni come la radiodiffusione e la telediffusione (emittenti radiofoniche e televisive), ponti radio, reti per telefonia cellulare, dagli stessi telefoni cellulari, dagli apparati wireless utilizzati soprattutto in ambito informatico (campi elettromagnetici ad alta frequenza) e dalle infrastrutture di trasporto dell’energia elettrica, tramite cavi elettrici, percorsi da correnti alternate di forte intensità come gli elettrodotti della rete elettrica di distribuzione (campi elettromagnetici a bassa frequenza).

Poi occorre richiamare l’attenzione dei cittadini piccoli e grandi (ma soprattutto i piccoli) sui danni che questo tipo di inquinamento può produrre sull’essere umano. Per questo Monteverde Attiva si pone come obiettivo di stimolare l’opinione pubblica su questo tema ed esortare gli Amministratori a dare riscontro a quanto disciplinato dal Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile, approvato dall’Assemblea capitolina il 14 Maggio 2015.

Si tratta di un provvedimento, che mette fine ad un prolungato periodo di prevalente anarchia, durante il quale le compagnie di telecomunicazione hanno dettato e imposto le regole per la realizzazione delle reti di sviluppo dei servizi di telefonia mobile in ogni quartiere della città.

Il Regolamento assorbe e supera il Protocollo d’Intesa del 2004, unico strumento amministrativo in vigore, che disciplinava la collocazione sul territorio di antenne, tralicci e ripetitori, la cui applicazione ha prodotto l’incremento dell’indecoroso fenomeno di “Antenna Selvaggia”.

La delibera si ispira alle tre P, PartecipazionePianificazionePrecauzione, per indicare che tre importanti principi sono stati adottati e recepiti nel testo: il coinvolgimento di tanti attori, comprese associazioni e comitati, nelle varie fasi della pianificazione, anche se con ruolo consultivo; la distribuzione razionale e cautelativa degli impianti tecnologici sul territorio, secondo criteri urbanistici; il ricorso a prescrizioni e regole orientate a tutelare la popolazione e minimizzare i rischi di esposizione ai campi elettromagnetici.

Tale provvedimento regolamentare varato dall’Assemblea capitolina giunge a compensare un vuoto normativo che neppure la Regione Lazio ha saputo colmare, per quanto i criteri adottivi fossero indicati nella “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” (Legge Quadro n° 36 del 22 Febbraio 2001).

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